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Mike Bongiorno, ovvero: “Del rincaro prezzi del cibo per vermi”.

Il riscatto per riavere la salma di Mike Bongiorno ammonta attualmente a 600.000 euro.

Questa cosa mi lascia basita. Sarà che ho sempre avuto molta reticenza nell’accettare il feticismo verso i corpi in decomposizione, la necessità di tenere sott’occhio i resti dei propri cari defunti, come se per rinnovare il proprio cordoglio ce ne fosse bisogno. Sere fa ho avuto una discussione molto accesa per questo, proprio perché per me il corpo di un morto non ha nulla a che fare con ciò che quella persona è stata in vita. Non mi importa se una volta morta venissi data in pasto ai topi, né mi interesserebbe se i resti di mia sorella venissero dissotterrati e rubati. Non aggraverebbe il dolore della perdita, così come non mi darebbe il minimo sollievo averli chiusi in una tomba e potermici disperare sopra. E così dicevo che se in un mondo paradossale fossi il capo supremo, obbligherei tutti alla donazione degli organi. Mi si poneva (giustamente, forse) la questione del rispetto per chi la pensa diversamente da me, per l’emotività e la spiritualità di chi ha avuto la fortuna di avere fede e per cui una salma è qualcosa di sacro e intoccabile.(Fortuna, certo.Oh,se mi piacerebbe avere fede! Sarei convinta di sapere con certezza cosa è giusto e cosa è sbagliato senza bisogno di interrogarmi a riguardo, e potrei attaccarmi ad un aiuto divino ogni qual volta lo ritengo opportuno. Certo, ripagherei il tutto con una scarsa lungimiranza, ma tant’è). Rispondevo che se con un corpo morto se ne possono tenere in vita altri,questa sarebbe la cosa giusta da fare, e non me ne fregherebbe niente di avere rispetto di chi non arriva a capire tale ovvietà. Mi si ribadiva che la civiltà di una persona si vede anche nel rispettare ciò che non capisce, se ciò che non capisce non nuoce. Rispondevo che chi non dona gli organi nuoce eccome, e così via. Il punto a cui voglio arrivare è uno: IO scoppierei a ridere se mi chiedessero 600.000 euro per i resti, seppur amabili, di qualcuno a me caro, ché il corpo verrà consumato dalla putrefazione comunque, che io sia lì a vegliarlo o meno. Che tornerà la polvere che era, che io sia lì o meno a piangerlo con tutte le mie lacrime.

I cimiteri non mi danno alcun senso di sollievo. Da quando mio padre è morto, non ci ho mai più messo piede. Non posso fare a meno di pensare di trovarmi in un’enorme dispensa di carne che si deteriora, carne che una volta apparteneva a qualcuno che ho amato, toccato, pianto.

Ai ladri direi “tenetevi pure quell’involucro vuoto, mi avete tolto un peso, ora i miei ricordi sono più leggeri”.

E a voi dico: se dovessero mai rubare i miei resti, lascio a posteri il seguente messaggio: NON RISCATTI, MA OPERE DI BENE!

Cordialmente, ma non troppo, e vostra, ma è solo un modo di dire

C

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