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Un bunker anticapodanno

Da sempre il Capodanno è l’unica festa comandata che detesto: La mattina di Pasqua mi mette addosso un senso di pace lieve che dura per giorni, a Natale divento peggio di una bambina di sei anni rincoglionita, il giorno del mio compleanno vado in giro a dirlo a tutti, e mi godo il superpotere-da-compleanno, o DEL MAGO DI OZ, che è quello per cui tu tratti male gli altri e quelli in cambio di portano doni. Il Capodanno no, non ce la faccio. Tutto mi mette ansia e tristezza: i pronostici ed i buoni propositi per l’anno nuovo mi fanno salire l’ansia da prestazione: “Chiara, ricordati della tua incostanza, punta a roba facile, che sai di poter mettere in pratica, non prenderti per il culo da sola”. Quindi alla fine mi ritrovo a promettere che puliró la lettiera del gatto più spesso, o che mangeró più verdura, o che la pianteró di camminare a piedi scalzi a Dicembre che poi mi ammalo con la facilità di un cucciolo orfano. Ansia da prestazione anche per la serata. Anche se stabilisci che sia una sera come tante, qualcosa dall’alto ha deciso che dovrai essere più figa-felice-divertente-gentile. Finisce che incasino tutto e mi sento totalmente inadeguata mentre gli altri sono perfettamente in linea con questi dettami: sono tutti belli e allegri, e io che ho messo il vestito sbagliato e perso improvvisamente la capacità di fare umorismo privo di crudo sarcasmo e anche lievemente splatter (sempre nel momento sbagliato, quando la musica si abbassa e bell’unico momento in cui nessuno sta parlando) mi ritrovo a creare inevitabilmente il gelo, arrossendo poi in modo evidente e cercando di dissimulare (mi dimentico sempre che dissimulazione e rossore non sono conciliabili), naturalmente non ottenendo altro che un peggioramento progressivo della situazione fino alla mezzanotte. Mezzanotte! Il momento più difficile in assoluto di tutto l’anno. Tutti brindano, si guardano negli occhi, sfoderano frasi di circostanza efficaci e ammaliatrici mentre io mi sforzo di sorridere creando un effetto alla Mercoledì Addams mentre balbetto “buon anno” a destra e sinistra e faccio in modo di nascondere il mio assoluto fastidio per tutti quei baci e quegli abbracci che posso evitare accuratamente per tutto l’anno ma non in quel maledetto minuto, e non faccio altro che pensare che se una pallottola vagante mi colpisce in testa come sembra accadere ogni maledetto capodanno moriró dopo che un semisconosciuto sudato e ubriaco mi avrà inzuppato le guance con due baci bavosi. I fuochi d’artificio contribuiscono al declino mettendomi da sempre una tristezza profonda e inspiegabile, come tutto ció che nel 2012 riesce ancora magicamente a catturare la piena attenzione di una folla (un buon film, un bel concerto, 50 sfumature di grigio e così via) così mi rabbuio e tutti pensano che stia pensando a qualcosa di deprimente e si prodigano per tirarmi su (indovinate come va a finire?) nonostante le mie flebili richieste di pietà soffocate sotto l’affetto obbligatorio, ma non per questo meno sincero (il che rende tutto ancora più triste) dei presenti. A questo si aggiunge che anche se decidi di restare a casa a spararti la trilogia di Ritorno Al Futuro, proprio mentre Marty Mcfly scappa dai terroristi libici arriveranno le telefonate di mezzanotte che sono quanto di piu ansiogeno esista la mondo. Da ogni parte d’Europa voci gracchianti di gente che strilla nel tentativo di farsi sentire, chi in preda all’euforia, chi preoccupato ed in pena per te che sei rimasta a casa da sola, chi con addirittura dei rimproveri perchè non li hai seguiti nelle loro avventure di fine anno. Soluzione: la mia proposta per il nuovo anno è costruire un bunker anticapodanno, insonorizzato, dove non prenda il telefono e pieno dei beni di prima necessità: cibo spazzatura e trilogie. Da occuparsi dal 28 Dicembre al 2 Gennaio ma utilissimo anche per eventuali brevi fughe dal mondo. Amen.

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