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Parole tra noi

Non scegliamo cosa essere, né cosa diventare. Se chi pensa il contrario potesse vivere nei miei panni per un giorno mi darebbe ragione. Non scegliamo cosa essere, scegliamo se soccombere o sopravvivere a ciò che siamo. Scegliamo di mascherarci da qualcosa di più abbordabile, comprensibile, vincente. Scegliamo di evolverci, ma questo non significa automaticamente che ci riusciremo. E dal momento che ciò che siamo condiziona irrimediabilmente le nostre scelte, i nostri rapporti, la nostra intera esistenza, non scegliamo  nemmeno loro. Per questo non ho alcuna fiducia verso chi sceglie di cambiare, a prescindere che il suo coinvolgimento di esserne in grano possa essere reale o meno. Non ho nessuna fiducia nemmeno verso di me, quando mi dico “cambierò”. Al “rò” so già che non sarà possibile. So che presto o tardi inciamperò rovinosamente sulla vecchia me stessa , e questo perché, per quanto mi sforzi di cambiare, io sono una che inciampa un sacco. La vecchia me stessa incasserà il colpo, perché io incasso bene, e si lamenterà, perché sono bravissima con le lamentele. Io intavolerò una polemica, come solo io so fare, sul perché dovesse trovarsi sulla mia strada proprio mentre cercavo di evitarla. Me stessa ribadirà, con la mordace risposta pronta che mi contraddistingue, che uno non diventa cieco solo perché chiude gli occhi, che le foglie non cadono quando lo decide l’albero, che, parafrasando qualcuno, ciò che non spunta naturalmente come l’erba al sole, è meglio che non spunti affatto.