Noi che vogliamo essere allievi di tutti, maestri di tutti, e di tutti amanti.

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Come le briciole di Pollicino.

Me ne sto qui seduta sulle scalette di ferro del cortile, coi piedi scalzi. Se sfioro la pianta sento sulla pelle la forma dei piccoli rombi in rilievo.La vernice in alcuni punti è venuta via ed è apparsa la ruggine. Ascolto la musica che il mio vicino (o vicina?)ascolta mentre fa la doccia. Il valzer dell’amore perduto, di De André. Nell’aria c’è il profumo del suo bagnoschiuma perché sì, quando dico vicino intendo proprio vicino vicino. C’è un quadratino di cielo incorniciato dai palazzi, con le nuvole rosse come se dovesse venire a piovere. Come al solito mi perdo a contare le finestre, i balconi, a immaginarci la vita dentro. Ci sono poche luci accese e un sacco di silenzio. Penso a chi dorme già, sdraiato sul letto, calciando via
il lenzuolo col piede. A chi sta sveglio e guarda il soffitto. Agli otto anni che sono passati, e che scoccano proprio oggi, in quello che per me resta il mese più freddo dell’anno. In quel buco che hai lasciato ogni tanto metto il dito per vedere se è diventato meno profondo. Passi avanti. Manchi.

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Mentre inscatolo la mia vita per la sesta volta.

Riempire gli scatoloni è sempre come fare l’inventario della mia vita. E torna la sensazione, sempre nuova, di essere orfana, non solo di padre, ma del senso di casa, di famiglia, di nido. 

Mi tornano in mente sempre tante cose, durante un trasloco.

Una è il tempo in cui mi addormentavo solo dopo che, attaccata alla parete della mia stanza, lo avevo ascoltato russare per qualche minuto. Quello che ha fatto mio padre per me, finché ha potuto, è stato apparecchiarmi il mondo su misura , conoscendo nel profondo la mia difficoltà a viverci dentro così simile alla sua.

Da bambina riempiendolo di gnomi, fate, didò, colori con le dita, libri, avventure meravigliose. Poi percependo la mia necessità di sembrare uguale agli altri, normale, e assecondandomi anche se era sciocco e forse un po’ superficiale da parte mia.

Quando si è ammalato, ho pensato solo a ricambiare questo regalo. Ho apparecchiato il mondo per lui. Non è bastato, ma a me è servito a fargli capire che avevo compreso l’importanza delle piccole cose, delle grandi gioie da niente.

Ora, che per la sesta volta impacchetto quegli stessi libri negli scatoloni, e di nuovo mi sposto, e di nuovo provo a farmi il nido, la gratitudine per le piccole cose mi fa il cuore grande e pieno. 

Non posso riempire il buco, ma posso tenerlo come il regalo segreto di Natale, quello in più di cui mamma non doveva sapere.

Posso smettere di vergognarmene, e capire che posso essere intera lo stesso.IMG_0584

 

 

What about you and what about me.

Scarabocchio e scrivo, perché così mi ascolto pensare. 

Dovrei essere arrabbiata per quello che è successo. Dovrei rivendicare il mio diritto agli addii dignitosi, alla replica, a mentire per conservare la dignità. Dovrei essere arrabbiata in generale per la piega che le cose della mia vita prendono, e per la mia impossibilità di interferire, quasi come se la protagonista non fossi io.

Dovrei arrabbiarmi, vorrei arrabbiarmi. Vorrei essere così arrabbiata da non sentire la tristezza, la mancanza. 

Dovrei. Vorrei. 

E invece.

Se c’è una cosa che da buona maniaca del controllo detesto, è questa sensazione di non avere le mani, di non poter fare. 

Ma passa eh. Prima o poi passa

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Numeri

Negli ultimi giorni, e dopo il mio ultimo post, sono stata tacciata di pessimismo. Non ci sto. Va bene essere presa a calci nel culo dalla vita, ma la pretesa che io mi ci faccia sopra una risata mi sembra eccessiva. Mica per altro, è che semplicemente non sono cretina.
Da giorni sono presa dall’ossessiva ricerca di una casa, perché devo lasciare questa entro sei mesi. Sei mesi non sono pochi, ma chi vive a Roma sa che Giugno/Settembre è l’unico periodo dell’anno in cui è sensato cercare. Quindi la mattina mi alzo, faccio colazione, lavo i piatti della sera prima, apro il pc e comincio a dividermi tra annunci di lavoro e annunci di case. Per i primi come ho già detto sono quasi sempre TROPPO qualcosa, per i secondi invece entra in ballo Roma col suo essere terra di nessuno e i suoi paradossi.
Funziona così: Ho un budget di 600 euro al massimo, perché poi bisogna considerare condominio, bollette, tenersi in vita, cose così. Ho fatto un po’ di ricerche in altre città d’italia per essere certa di non essere completamente pazza a considerare 600 euro una cifra ragionevole per una soluzione abitativa senza pretese (per la croncaca, non lo sono). Scopro che in media la cifra di cui dispongo, a Roma corrisponde ad un monolocale (spesso seminterrato) in condizioni pietose, tra i 15 e i 35 mq. Mentre mi chiedo come una casa possa stare in 15 mq e come potremmo starci noi in due, più Naboo e Tatooine, più il mac con cui lavoro e così via, (e subito comincio a rassegnarmi ad un doloroso distacco dai miei libri, a pensare al momento in cui dovrò decidere quali portarmi e quali far finire in garage in scatole di plastica) mi rendo conto che il 90% delle persone che affittano queste “case” si affidano alle agenzie. Quindi ai 600 euro del mese anticipato, devo aggiungere una mensilità per l’agenzia. Fanno 1200 euro. Mi informo su quanto in media chiedano di caparra i padroni di casa, e scopro che per legge possono chiedere fino a tre mensilità, ma che di solito sono così buoni da chiederne due. Totale: 2400 euro, se sono fortunata. Per 15, 20, 30 metri quadri arredati con gli scarti della casa di qualcun altro, senza nessuna logica, in zone collegate piuttosto male con i mezzi pubblici.
Duemilaquattrocentoeurosevabene per entrare in una casa.
Più volture, costi fisiologici di un trasloco, benzina, eventuale furgone in affitto e così via. Mi chiedo se chi affitta una casa di 15 metri quadri abbia mai pensato che chi sceglie un posto del genere per vivere non ce li abbia 3000 euro pronti per l’uso. Mi chiedo come fare, e mi chiedo come facciano tutti. Sono pessimista, se trovo che non ci sia niente di bello nell’avventura del sesto trasloco in nove anni quando non si può scegliere quanto tempo metterci a trovare una nuova casa, quando non si può scegliere una casa in cui vorresti vivere ma solo quella che costa meno, in cui chiedono un mese di caparra in meno, quella in condizioni peggiori che così risparmio cinquanta euro?Sono scoraggiata, questo sì. Perché io sono per la gioia delle piccole cose, sono felice con poco, e mi rattrista trovarmi nella situazione per cui frugo, cerco, scavo e queste piccole cose sono nascoste proprio bene. Sono una che sa incassare, ma che poi dimentica in fretta il dolore. E quando si ripresenta, è l’ennesima prima volta.
Il pessimismo no, non fa per me. Lasciatemi le piccole cose, solo questo.
Poi rido, giuro.