Noi che vogliamo essere allievi di tutti, maestri di tutti, e di tutti amanti.

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Che fine hai fatto?

Nessuna fine, in compenso tantissimi inizi.

Di un blog in cui posso parlare di cinema, che è ciò che mi tiene viva, cosa di cui sono sempre più convinta. Non parlare di cinema, dico proprio il cinema in sé. Tanto che, inizio numero due, ho deciso di fondare una società di produzione con altre quattro magnifiche donne che, come me, sono decise in tutto e per tutto a farne il loro lavoro, e che sono anche le mie amiche (e mia sorella), le mie compagne, quelle da chiamare quando si scatena l’inferno nella mia vita (cosa che capita decisamente di frequente).

Nuovi bimbi di cui occuparmi, mentre quelli che già ci sono crescono a vista d’occhio e quando non li vedo per un paio di settimane, torno e hanno imparato tantissime parole nuove, che è una cosa che mi fa molta più impressione di vederli più alti a distanza di pochi giorni.

Nuove cose, mentre quelle vecchie restano aperte, sospese, in bella vista, con me che a quanto pare sono bravissima negli inizi e molto, molto meno brava nelle conclusioni. Manco, come sempre, di determinazione, chiarezza e istinto di sopravvivenza, ma voglio dire, abbiamo tutti i nostri buchi. Ogni tanto passo da queste parti e mi viene la nostalgia, e un po’ mi manca scrivere qui, nonostante abbia un diario di Star Wars che riempio a ondate di disegnetti e parole, il blog e tutto il resto: perché qui, con la foto dell’arcobaleno scattata da casa di nonna Vanda, la poesia di Pavese che è un po’ il mio mantra e tutto il resto, mi sembra ogni volta di tornare a casa, in un angolo segreto ma sotto gli occhi di tutti, in cui possono convivere senza sgomitare la mia riservatezza e il mio bisogno di comunicare e di ricordare a tutti che ci sono, esisto pure io.

Il 2016 si porta via un po’ di fatica a vivere, tantissima pigrizia (appena finisce questo freddo polare torno a correre, lo giuroh!) e forse, se tutto va bene, il mio bisogno ossessivo di essere una perfetta donna, femminista, amica, sorella, figlia, fidanzata, a prescindere da quanto per ottenere questo risultato io debba sacrificare me stessa e le mie necessità. Se ci riesco, voglio reprimere un po’ meno e esplodere un po’ di più. Voglio essere onesta, il più possibile, e portare fino in fondo almeno uno dei diecimila propositi che nascono in quel buco nero che è il momento tra quando si spegne la luce e quando ci si addormenta.

Se ci riesco, non voglio più pensare che quello che provo sia immeritevole di essere riconosciuto, ammesso, gridato, rispettato, a costo di doverlo mettere, qualche punto qua e là.

Se ci riesco, ve ne accorgerete.

Buon anno.

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Agosto arriva, non sa aspettare.

Di nuovo Agosto. Di nuovo il cuore troppo pieno, stavolta forse più del solito. Dei nove anni che sono passati, di lui che diventa padre tra poco, del fatto di averlo saputo per caso. Della mancanza di papà, del mio amore che si rinnova, e del dolore che ancora punge. Di una casa che un tempo è stata mia e in cui adesso non riesco a dormire bene, e dei sensi di colpa perché non ci riesco. Dei progetti, delle prime volte (le montagne russe, i delfini), della quieta rassegnazione alle piccole batoste. Della solitudine come una bolla, e di essere sempre tanto, troppo distante, di Marco che è morto e Leonardo che è nato, e di tutto quello che significa. Agosto è il mese più freddo dell’anno, e io ho solo una manciata di ricordi per coprirmi.  

 

Quando il progresso inciampa su un MA

Non scrivo da un po’ perché sono stata impegnata con varie ed eventuali (un blog di cinema, progetti lavorativi e così via) ma oggi non posso esimermi. Perché ieri è stato un giorno triste, il giorno dell assoluzione di sei stupratori, con motivazioni che destano stupore e sconcerto. Perché la vittima era ubriaca ma non troppo, e ha protestato, ma non troppo, e beh, poi è bisessuale, quindi forse, in fondo in fondo, se l’è voluta. Del resto è normale pensare che una donna bisessuale abbia desiderio di essere abusata da sei uomini mezzi ubriachi. E io beh, non posso fare a meno di pensare che quella donna, domani, potrei essere io. Che potrei essere stuprata e, decidendo di denunciare, darei il consenso a scandagliare ogni angolo della mia vita, e ad essere giudicata per questo. Che potrei essere considerata poco seria, non abbastanza ubriaca, non abbastanza contraria. Che nessuno prenderebbe in considerazione l’ipotesi che forse se non mi sono opposta “più di tanto” è solo per paura, perché noi donne siamo fin troppo abituate a tacere e aspettare solo che finisca più in fretta possibile. E ho paura di dove stiamo andando, ho paura che siamo ancora troppo lontani da dove dovremmo essere. Ho paura per me e per tutte le donne. Ho paura dei “non sono omofobo ma…” Del ” le femministe sono solo donne che vogliono fare gli uomini”. Ho paura per inciso di tutti i ma, di tutti i però, che annientano ogni buon senso. Non conosco quella donna, ma se la conoscessi vorrei dirle “io ti credo, io lo so. A me non importa della tua vita, di cosa o chi ti piace. E scusami se non siamo stati in grado di proteggerti, e nemmeno di darti giustizia.” Non posso dirglielo, ma posso pubblicare le sue parole, così che più gente possibile sappia cosa abbiamo fatto, cosa continuiamo a fare ogni giorno. https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/07/19/firenze-fortezza-significa-forza-adesso-non-piu/

aggiornamenti di poca importanza.

Sarebbe tutto più facile se mi ricordassi, quando mi sveglio con la sindrome del dinosauro sulle spalle, che se non lo nutro e lo ignoro, a un certo punto se ne va.

Cerco di tenermi occupata, in questo periodo, faccio progetti, mi propongo cose che poi puntualmente disattendo, ogni tanto mi lascio andare alla pigrizia e torno al bozzolo, ma solo per poco. Sono anche tornata a correre dopo tre mesi ferma, e il mio corpo non è stato molto contento, ma sono certa che si ricrederà nei prossimi giorni.

E cerco l’equilibrio. lo cerco ferocemente, nei pochi, preziosi rapporti che ho.

A questo punto ho quasi smesso di farmi domande, tranne quando è necessario e tu me lo rendi necessario più spesso di quanto non vorrei. Non a caso sei in cima alla mia lista dell’odio.

Ah, tra i mille impegni che mi sono imposta c’è anche questo:

http://spoilersandpopcorn.blogspot.it/

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Sovrumani Silenzi

Qualche giorno fa ho ritrovato il vecchio registratore che usavo all’università. Uno piccolo, elettronico. Ho notato che c’era qualcosa inciso sopra, allora ho messo play e mio padre ha iniziato a parlare. Sono rimasta ferma, ad ascoltare la sua voce dopo otto anni di silenzio. Stava memorizzando la ricetta di una vellutata di ceci, ed elencava gli ingredienti con la voce impostata, e si capiva lo sforzo di mantenerla il più possibile neutra, nella consapevolezza che si sarebbe riascoltato e come tutti avrebbe trovato la sua voce diversa, cacofonica. Allora ho capito alcune cose. Prima di tutto che non conosciamo mai tutto l’insieme di emozioni che siamo in grado di provare, che ci sono sfumature sconosciute che ogni tanto emergono e ti schiaffeggiano, e allora arrivi a capire un pezzettino in più di te. Che il buco è sempre lì, per quanto a lungo io riesca a dimenticarmene. Che posso cancellare tantissime cose, ma per fortuna la voce di mio padre non è tra queste. E mi sono detta: ecco dove restano le persone, quando muoiono.

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voi non sapete cos’è l’amore.

Quello che penso di voi, che spinti da un dubbio senso del dovere avete inforcato un libro e siete scesi in piazza per manifestare in piedi e in silenzio il vostro dissenso verso la possibilità che altri possano avere il vostro stesso diritto di amare, di veder riconosciuto questo amore, di darlo a qualcun altro che è stato messo al mondo e abbandonato, è che siete pessimi esseri umani.

Vorrei dirvi di smetterla di guardare dio, di venerare dio, di amare dio, ed iniziare a guardarvi intorno e amarvi l’un l’altro, perché se dio esistesse è così che vi vorrebbe. Chi, se non un pessimo essere umano, guarda con raccapriccio alla gioia di due sconosciuti? Quale fragile creatura vede i suoi principi minati dalla gioia di altre persone? Siete deboli, spaventati, così piccoli che tutto vi sembra enorme e spaventoso, anche l’amore, allora vi nascondete dietro i vostri libri, senza avere nemmeno il coraggio di gridarlo, questo orrore.

Quello che penso di voi è non avete gli occhi e il cuore giusti per guardare e amare davvero i fatti e la vita della gente, e quando non si hanno i mezzi per fare qualcosa, bisogna ammetterlo e farsi da parte. Se non potete capire non importa, siete perdonati, gli omosessuali di tutto il mondo vivranno una vita serena anche senza la vostra comprensione, solo smettete di opporvi solo perché non avete gli strumenti per guardare un po’ più lontano da voi e dalla vostra cupola di certezze.

E’ tutto sbagliato, non ve ne siete ancora accorti? Non c’è scritto in quei libri che fate finta di leggere per protesta? Tutto questo impegno è sbagliato, sono energie mal riposte, destinate ad esaurirsi. Non potete fermare il percorso verso qualcosa di giusto. Potete rallentarlo, deviarlo, ma a un certo punto bisognerà che vi arrendiate all’idea che non spetta a voi decidere cosa sia naturale, chi possa usufruire del beneficio di un matrimonio legale e di una vita serena vissuta nella piena tutela dei propri diritti di essere umano. E’ la storia a dirvelo, la giustizia, in qualche modo, riesce sempre a trovare una fessura, anche di fronte ad una muraglia apparentemente inespugnabile, e la vostra, sentinelle, vostra e di quelli come voi, è anche piena di crepe.

Voi non sapete cos’è l’amore, vi mancano gli occhi e il cuore giusti. Mettete giù i libri, non potete vincere.

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Capito questo,capito niente.

Non ti ho stretto abbastanza.

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