Noi che vogliamo essere allievi di tutti, maestri di tutti, e di tutti amanti.

Ho trent’anni.
Non li dimostro, o almeno questo è quello che dicono.
Sono carina, simpatica, piuttosto intelligente.
Divoro libri dall’età di 3 anni, sono una grafomane, guardo tanti di quei film da non poter nemmeno fare una stima. Ho studiato al liceo classico, completato con successo una durissima accademia teatrale nonostante nel frattempo mio padre, che adoravo e che mi capiva come nessun altro potrà mai, si è ammalato ed è morto in un tragico caso di malasanità.
Lavoro da quando ho 19 anni. Ho fatto la cameriera, la barista, la segretaria, la babysitter, l’organizzatrice di eventi,l’attrice, l’assistente alla regia, l’aiuto regista e addirittura la regista. Eppure, se si facesse un controllo dei miei contributi, non risulterebbe nemmeno un giorno di lavoro perché nessuno si è mai sognato di mettermi sotto contratto. Ho studiato e lavorato contemporaneamente, ben felice di farlo. Non sono razzista, nemmeno col “ma” vicino, mi vanto di essere una persona aperta, disponibile, priva di pregiudizi verso chicchessia. Non rubo, quando sono in fila alla cassa faccio sempre passare avanti chi ha pochi articoli, e cerco di pagare con i soldi giusti. Mi commuovo forse troppo spesso, so disegnare ma solo dinosauri tristi e omini che ti fissano. Non butto la carta a terra e auguro sempre “buona giornata” a tutti. Sono, in media, una brava persona.
Sono brava con i bambini, mi piacerebbe averne ma non posso, non ancora. Non posso perché ho 30 anni e a malapena posso permettermi l’affitto di un buco in cui fatico a stare senza sentirmi soffocare, perché Roma, (la città in cui sono emigrata dato che il paese di provincia in cui sono nata è così saturo che non riesce ad offrire nemmeno un posto di lavoro in un supermercato) è una città in cui una doppia costa anche 450 euro. Non ho un lavoro, perché sono troppo referenziata, troppo vecchia, troppo giovane, troppo tatuata, troppo poco raccomandata, troppo bassa, troppo timida. Da quando ho deciso di non offrire più prestazioni gratuite, quasi nessuno mi ha chiamata, nonostante, e questa è la sola certezza che ho al mondo, sia brava nel mio lavoro, che per la cronaca nonostante tutto ciò che ho fatto è l’assistente alla regia. Ho trent’anni e quando il medico mi prescrive le medicine perché ho la bronchite a Luglio, devo scegliere quali comprare. Non sono stata con le mani in mano, ho studiato, fatto la gavetta, mi sono preparata ed adattata ad ogni tipo di lavoro. Eppure ho trent’anni e non sono mai stata in vacanza con le amiche. Amiche che per la cronaca sono più o meno nella mia situazione. Ce n’è una, di amica,laureata, che cambia città a seconda di dove trova lavoro, eppure resta ferma mesi, anni, e tutto quello che vorrebbe è lavorare nella sua, di città. Ce n’è un’altra, laureata in storia dell’arte, che insegna in un istituto paritario in cui le “insegnanti” si fanno le canne con gli studenti, i diplomi vengono comprati, e lei, che crede fortemente in quello che fa, vorrebbe andar via ma non può perché quei pochi, pochissimi soldi che le danno (sempre ammesso che non si ammali) le servono per farsi la spesa e pagare le bollette. Un’altra, laureata in lettere, con un diploma in una famosa scuola di scrittura creativa, è stata costretta ad aprire una partita iva per quando, di tanto in tanto, una casa editrice le fa la cortesia di mandarle una bozza da correggere. Un’altra, che ha detto no allo schiavismo in una redazione di un giornale web sedicente di sinistra, in cui i capi pretendevano una disponibilità h24 e la vessavano ed umiliavano pubblicamente se dopo 15 ore di lavoro senza alzare la testa il 24 Dicembre commetteva un piccolo sbaglio, ora, nonostante curriculum chilometrico e referenze ottime trova porte aperte solo dove non è prevista retribuzione. L’ultima, letteralmente schiavizzata nello studio di un famoso architetto che si spaccia per essere di sinistra e dalla parte dei diritti dei lavoratori e poi pretende che i dipendenti non mangino sul posto di lavoro nella pausa pranzo nemmeno quando fuori nevica, offre solo ridicoli contratti a progetto, fa continuamente richieste folli che i dipendenti devono soddisfare o andarsene.(senza liquidazione sempre per la faccenda del contratto a progetto), se ne è andata per evitare l’esaurimento nervoso, e ora lavora saltuariamente. I miei amici, le persone che conosco, gli amici degli amici, vivono tutti così, arrancando, sopravvivendo, accogliendo come un miracolo ogni lavoro che viene offerto. I datori di lavoro lo sanno e non mancano di approfittarsene.
Ho 30 anni e sono troppo vecchia, giovane, referenziata, tatuata, bassa, poco raccomandata, timida. Forse dovrei andarmene cavalcando l’onda dell’ormai proverbiale fuga di cervelli, ma anche andarsene non costa poco, ed in ogni caso, strano a dirsi, a me piace vivere in Italia. Nonostante abbia votato solo persone che non sono state elette, nonostante la mediocrità, l’ignoranza, l’intolleranza, la morte della meritocrazia, le raccomandazioni, la mafia, i ladri e le furberie. E quindi: ho 30 anni, non ho una casa, non ho un lavoro, non ho figli e sono ostaggio di un paese che non mi vuole perché sono troppo un sacco di cose. E questo dopo aver visto molti dei miei cari morire, molti dei miei amici andarsene, altri piegarsi a condizioni lavorative impensabili. Sono piegata, contorta come un albero cresciuto in un posto inadatto ad ospitarlo, col tronco piegato dai temporali, le foglie ingiallite dal freddo, le radici esposte come a tentare la fuga. Se solo ci fosse un modulo da compilare per arrendersi, lo avrei già fatto. Avrei detto “hai vinto, vita. Io m’arrendo, solo lasciami un po’ di pace, per il resto puoi prenderti tutto, a me non importa”.1525702_10202973720687224_1847158199_n

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Commenti su: "Di rese, fatiche, mancanze." (4)

  1. questo post punge tremendamente. non voglio annoiarti parlando di me, ma posso dirti che sento ogni singola parola che hai scritto come mozzicone incandescente spento sulla pelle.

    (avrei da scrivere mille cose, ma è come se fossi “emotivamente congestionata” dalla faccenda)

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    • chiaramoretti ha detto:

      Ci giro intorno da mesi, nella paura di risultare pesante e piagnona. Non voglio questo, ma questa è la mia vita e quella di tanti altri, e in un certo senso sono felice che quello che ho scritto sia sentito, mi fa sentire meno sola, meno fragile, meno come se fosse in qualche modo colpa mia. Grazie, dunque

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  2. […] Di rese, fatiche, mancanze. […]

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